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La diffusione degli oggetti falsi

L’oggetto falsamente creato è legato, in passato come oggi, alla legge economica della domanda e dell’offerta e risponde al desiderio di possedere qualcosa che si brama, al fine di un proprio compiacimento e riconoscimento personale, tipico dei collezionisti di ogni tempo.
D’altra parte, il falso è l’emblema della capacità imitativa intesa, da taluni, come virtù, oltre che come eterna manifestazione del rapporto costante delle società (moderne e contemporanee) con l’Antichità. Il tutto, attraverso il commercio, entra anche nei musei e nell’immaginario collettivo, incapace ancora oggi di riconoscere l’inganno.

Proprio per il suo fine ingannevole, l’opera falsa è come la bugia che possiede la capacità di trovare sempre qualcuno pronto a crederle.

In questa seconda teca sono esposti diversi manufatti ceramici nello stile di Gnathia, una produzione semplice che si diffonde prevalentemente in Italia meridionale fra il IV e il III secolo a.C.: i vasi autentici qui esposti provengono dalla Collezione Merlin esposta a pochi metri da qui nel Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano mentre gli altri oggetti fanno parte della Collezione didattica del Dipartimento dei Beni Culturali.

Sono tutti uguali questi oggetti?

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L’iniziativa rientra all’interno delle attività del progetto

From Authenticity to Art (FATA): Italian Database of Forgeries.
Multi-tier Strategies to Protect Cultural Heritage: Research, Cataloging, and Digitization of Forgeries

“Il Progetto FATA è sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Bando relativo allo scorrimento delle graduatorie finali del bando PRIN 2022”

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