La diffusione degli oggetti falsi

L’oggetto falsamente creato è legato, in passato come oggi, alla legge economica della domanda e dell’offerta e risponde al desiderio di possedere qualcosa che si brama, al fine di un proprio compiacimento e riconoscimento personale, tipico dei collezionisti di ogni tempo.
D’altra parte, il falso è l’emblema della capacità imitativa intesa, da taluni, come virtù, oltre che come eterna manifestazione del rapporto costante delle società (moderne e contemporanee) con l’Antichità. Il tutto, attraverso il commercio, entra anche nei musei e nell’immaginario collettivo, incapace ancora oggi di riconoscere l’inganno.
Proprio per il suo fine ingannevole, l’opera falsa è come la bugia che possiede la capacità di trovare sempre qualcuno pronto a crederle.
In questa seconda teca sono esposti diversi manufatti ceramici nello stile di Gnathia, una produzione semplice che si diffonde prevalentemente in Italia meridionale fra il IV e il III secolo a.C.: i vasi autentici qui esposti provengono dalla Collezione Merlin esposta a pochi metri da qui nel Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano mentre gli altri oggetti fanno parte della Collezione didattica del Dipartimento dei Beni Culturali.
Sono tutti uguali questi oggetti?
