Che cos’è il falso?

Il fenomeno della falsificazione delle opere d’arte e dei beni culturali è insito nella storia dell’archeologia, della produzione artistica e della stessa storia dell’arte.
Nella concezione maggiormente diffusa quando si parla di ‘falso’ è implicito riferirsi anche al dolo, definendo così il ‘falso’ solo in presenza di un inganno. Il termine deriva dal latino falsum (“mettere il piede in fallo”, “ingannare”) e ne esprime il significato principale: alterazione parziale o totale del ‘vero’.
Se si considera l’autenticazione come l’operazione con la quale si riconosce come autentico un oggetto e se ne dichiara l’originalità, sul piano opposto si muove la falsificazione, ossia l’operazione mentale, artificiale e manuale con la quale si progetta, crea o elabora un artifizio tecnico per far sembrare un oggetto ciò che in realtà non potrà mai essere.
Così si giunge a definire un ‘falso’ come un manufatto generato e voluto dalla mente umana, che implica un processo produttivo basato più evolute capacità tecniche e formali e che si colloca in uno specifico contesto sociale ed economico, rappresentando le mode e i gusti attivi nel determinato momento della sua realizzazione.
Nella nostra prima teca sono esposti due vasi da pesce: se entrambi fossero originali risalirebbero al IV secolo a.C. e rappresenterebbero la produzione apula a figure rosse.
Secondo te, quali sono gli elementi per identificare il manufatto falso?