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Che cos’è il falso?

Il fenomeno della falsificazione delle opere d’arte e dei beni culturali è insito nella storia dell’archeologia, della produzione artistica e della stessa storia dell’arte.

Nella concezione maggiormente diffusa quando si parla di ‘falso’ è implicito riferirsi anche al dolo, definendo così il ‘falso’ solo in presenza di un inganno. Il termine deriva dal latino falsum (“mettere il piede in fallo”, “ingannare”) e ne esprime il significato principale: alterazione parziale o totale del ‘vero’.

Se si considera l’autenticazione come l’operazione con la quale si riconosce come autentico un oggetto e se ne dichiara l’originalità, sul piano opposto si muove la falsificazione, ossia l’operazione mentale, artificiale e manuale con la quale si progetta, crea o elabora un artifizio tecnico per far sembrare un oggetto ciò che in realtà non potrà mai essere.
Così si giunge a definire un ‘falso’ come un manufatto generato e voluto dalla mente umana, che implica un processo produttivo basato più evolute capacità tecniche e formali e che si colloca in uno specifico contesto sociale ed economico, rappresentando le mode e i gusti attivi nel determinato momento della sua realizzazione.

Nella nostra prima teca sono esposti due vasi da pesce: se entrambi fossero originali risalirebbero al IV secolo a.C. e rappresenterebbero la produzione apula a figure rosse.

Secondo te, quali sono gli elementi per identificare il manufatto falso?

Un progetto di
Con la collaborazione e il supporto di
L’iniziativa rientra all’interno delle attività del progetto

From Authenticity to Art (FATA): Italian Database of Forgeries.
Multi-tier Strategies to Protect Cultural Heritage: Research, Cataloging, and Digitization of Forgeries

“Il Progetto FATA è sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Bando relativo allo scorrimento delle graduatorie finali del bando PRIN 2022”

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